Una delle cose più curiose che osservo ogni anno nel mondo del dimagrimento è la straordinaria capacità delle persone di ragionare in modo impeccabile per undici mesi e completamente a ca**o in quello successivo.
Per gran parte dell’anno tutti sembrano aver capito come funziona la forma fisica. Si parla di costanza, di allenamento, di deficit calorico, di qualità dell’alimentazione e di aderenza al percorso. In sostanza, si accetta un concetto molto semplice: il corpo non cambia in pochi giorni e i risultati sono il prodotto di centinaia di comportamenti ripetuti nel tempo.
Poi arriva l’estate e, come per magia, tutto quello che sembrava evidente smette improvvisamente di esserlo.

Non si ragiona più in termini di processi ma di singoli eventi. Il problema non è più l’insieme delle proprie abitudini ma l’aperitivo del sabato sera. Oppure il gelato dopo cena. Oppure il cocktail bevuto in spiaggia. Come se undici mesi di comportamenti avessero un’importanza marginale e il destino della propria composizione corporea si decidesse davanti a una ciotola di patatine e a uno spritz annacquato.
È una dinamica affascinante perché dimostra quanto siamo bravi a dimenticare ciò che sappiamo nel momento stesso in cui ci fa comodo dimenticarlo. La fisiologia resta identica, ma il nostro modo di interpretarla cambia completamente.
Questo discorso emerge molto spesso quando si parla di alcool.
Prima però è utile chiarire una cosa. Non appartengo alla categoria di chi considera l’alcool una sorta di veleno metabolico da evitare come materiale radioattivo. Probabilmente sarebbe difficile anche per ragioni familiari, considerando che i miei bisnonni producevano vino tra Sizzano e Ghemme. Sono cresciuto in un contesto nel quale l’alcool non era il nemico della salute pubblica ma semplicemente parte della cultura, della tavola e della quotidianità.
Per questo motivo il punto non è demonizzare l’alcool. Il punto è capire quale ruolo possa avere all’interno di un percorso che ha come obiettivo il mantenimento o il miglioramento della composizione corporea.
Sono due discussioni molto diverse.
Se qualcuno mi chiedesse quale sia la quantità ideale di alcol per massimizzare la performance fisica e la composizione corporea, la risposta sarebbe probabilmente nessuna. Si: zero! Se invece la domanda diventa come inserire un bicchiere di vino o un aperitivo all’interno di una vita normale senza compromettere i risultati ottenuti, allora il ragionamento cambia completamente.
Proprio su questo argomento mi sono imbattuto recentemente in una review pubblicata su Obesity Reviews, è una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo nel campo dell’obesità, della nutrizione e del metabolismo.
L’aspetto interessante è che gli autori non si limitano a ricordarci che l’alcol apporta calorie. Sarebbe una scoperta piuttosto deludente, considerando che lo sappiamo da decenni. La review cerca invece di comprendere come il consumo di alcol influenzi il comportamento alimentare nel suo complesso e in che modo possa modificare l’introduzione energetica totale.
È una prospettiva molto più utile perché assomiglia alla vita reale.
Le persone non vivono dentro una camera metabolica. Bevono, mangiano, escono con gli amici, dormono bene o male, si allenano, saltano allenamenti, camminano molto oppure passano giornate intere a contendersi un lettino in prima fila. I risultati nascono dall’interazione di tutti questi fattori, non dall’analisi ossessiva del singolo alimento trasformato nell’ennesimo colpevole di stagione.
Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla review è che l’alcol tende a modificare le preferenze alimentari favorendo il consumo di cibi particolarmente appetibili e ad alta densità energetica.
A essere sinceri non serviva uno studio per sospettarlo.
Chiunque abbia partecipato a un aperitivo sa perfettamente che dopo qualche bicchiere è più facile sviluppare un’improvvisa attrazione per focacce, patatine, salumi, fritti e snack vari piuttosto che per una generosa porzione di verdure grigliate. In decenni di osservazione sul campo non credo di aver mai visto qualcuno ordinare un piatto di broccoli dopo il secondo Spritz.
La review però aggiunge un dettaglio importante: gli effetti negativi sembrano essere molto più evidenti quando il consumo di alcol si inserisce all’interno di una dieta già caratterizzata da alimenti ultra-processati e da una qualità nutrizionale complessivamente bassa.
Ed è qui che il ragionamento diventa davvero molto interessante.
Perché questa osservazione racconta una storia completamente diversa da quella che siamo abituati a sentire.
Il messaggio non è che l’alcool faccia ingrassare. E non è nemmeno che l’alcol faccia più danni se durante l’aperitivo mangiamo qualche patatina in più. Sarebbe una conclusione banaluccia!
La review suggerisce qualcosa di molto più raffinato.
Gli effetti dell’alcol sembrano dipendere anche dal tipo di alimentazione che caratterizza abitualmente una persona. In altre parole, il vino non entra in un organismo neutro. Entra all’interno di un sistema di abitudini che esiste già e che può renderne gli effetti molto diversi.
È una differenza enorme.
Significa che due persone possono bere la stessa quantità di alcol e non trovarsi affatto nella stessa situazione metabolica. Non perché il loro fegato funzioni in modo diverso, ma perché diverso è il terreno sul quale l’alcool va ad agire.
Se la dieta è già ricca di alimenti ultra-processati, la review suggerisce che l’alcool possa amplificare una dinamica già presente. Non crea il problema dal nulla. Lo rende più evidente.
Ed è proprio questo il punto che trovo più affascinante.
Da anni siamo ossessionati dall’idea di trovare il colpevole unico. Prima i grassi, poi i carboidrati, poi lo zucchero, oggi l’alcool. Continuiamo a ragionare come se ogni alimento potesse essere giudicato indipendentemente dal resto della dieta.
La fisiologia, però, continua ostinatamente a funzionare in un altro modo.
Non esistono quasi mai effetti isolati. Esistono interazioni.
L’alcool interagisce con l’ambiente alimentare. L’ambiente alimentare interagisce con i meccanismi della fame e della sazietà. E il risultato finale è molto diverso da quello che otterremmo osservando il singolo alimento in maniera completamente scollegata dal resto.
Se ci pensate è lo stesso errore che facciamo ogni estate.
Passiamo settimane a farci menate sul fatto che il problema sia il bicchiere di vino, lo spritz o il gelato, mentre trascuriamo la domanda che conta davvero: com’è costruita la nostra alimentazione negli altri trecentocinquanta giorni dell’anno?
Perché è lì che probabilmente si gioca la partita.
Una dieta ricca di alimenti poco processati, con una quota proteica adeguata e una buona qualità nutrizionale, non rende l’alcool salutare. Sarebbe una conclusione assurda.

Ma potrebbe renderlo molto meno problematico rispetto a un’alimentazione che vive già quasi esclusivamente di prodotti ultra-processati, snack, cibi ad alta densità energetica e alimenti che sembrano sazianti molto più di quanto lo siano realmente.
Ed è probabilmente questa la lezione più furba della review.
Non ci invita a guardare con più sospetto il bicchiere di vino, ci invita a guardare con molta più attenzione tutto il resto.
Perché quasi mai è il singolo alimento a determinare il risultato finale. È il sistema nel quale quell’alimento viene inserito.
Ed è esattamente per questo motivo che la forma fisica continua a essere il risultato delle abitudini che ripetiamo nel tempo. Non perché un singolo aperitivo abbia il potere di cambiare tutto, ma perché il contesto nel quale quell’aperitivo si inserisce continua a contare molto più del bicchiere stesso.
Quindi ritornando al titolo la domanda posta nel modo corretto è: L’alcool MI farà ingrassare?
Hold Hard.

Ps: se tra qualche giorno qualcuno pubblicherà un reel intitolato Le 5 bevande che ti impediscono di dimagrire oppure L’alcol blocca il metabolismo per 48 ore farà probabilmente molte più visualizzazioni di questo articolo. Se però preferisci capire come funziona davvero il corpo umano invece di collezionare slogan da 30 secondi, puoi iscriverti al blog qui >> Sì, desidero iscrivermi al Blog <<. La fisiologia è un po’ meno virale, ma ha il pregio di funzionare anche quando Instagram cambia algoritmo.
Questo articolo è frutto di numerosi anni di ricerche e sperimentazioni, non intende sostituirsi al parere medico o allo specialista di fiducia. L’autore consiglia, come elementare regola di prudenza, di effettuare tutta una serie di esami clinici, sul effettivo stato di salute generale ed in particolare quello cardiaco, prima di intraprendere qualsiasi programma di alimentazione, di allenamento o di integrazione. Chi sta assumendo farmaci, regolarmente prescritti, non modifichi il suo regime alimentare prima di aver consultato il medico che ha effettuato la prescrizione. Qualora il lettore volesse utilizzare le indicazioni dell’articolo dovrà consultarsi e lavorare sotto controllo di uno specialista.
Le opinioni espresse in questo articolo riflettono il punto di vista personale dell’autore, con finalità esclusivamente divulgative e motivazionali. Eventuali riferimenti a persone, marchi o situazioni reali sono del tutto casuali e non intenzionali. Il contenuto non intende ledere l’onore o la reputazione di alcun individuo o categoria, ma rientra nell’esercizio del diritto di critica e di libera espressione. In caso di dubbi o richieste di chiarimento, l’autore è disponibile a valutare eventuali rettifiche.
Tutto il materiale pubblicato nel sito www.impossibiledimagrire.it, laddove non diversamente specificato, è da intendersi protetto da Copyright. E’ vietata la copia, anche parziale, senza autorizzazione.